Open studio // Archivio Viafarini

di Silvia Marzorati

Fotografia di Elena Muresu

“Archiviare, conservare e diffondere i materiali d’arte contemporanea”
Artisti come archivisti, conservatori e diffusori di materiali artistici, quando per ciò si intende tutto quello che vuole essere ritenuto tale. “Lo sputo d’artista è arte” scrisse Kurt Schwitters. Lastre di antichi negativi fotografici trovati da Danilo Torre e screenshot dallo smartphone di Francesco Nava sono esempi di materiali utilizzati nella creazione di alcune delle opere in
mostra.

“una delle vocazioni principali”
Vocazione come tendenza verso un qualcosa di indeterminato, ultraterreno o secolare che spinge gli artisti in una ricerca tra i vicoli dell’archivio e, più in generale, dell’esistenza. Nel senso proprio del termine, la vocazione è la chiamata di Dio. Dio può avere visi assai diversi, in questo caso potrebbe essere rappresentato come un turbine creativo, generato dall’incontro con qualunque altro tipo di soggetto (da una gru immobile a L’Aquila filmata da Sonia Andresano ai rotoli di tessuto che Daniela Ardiri ha ereditato dalla nonna e che ora usa per realizzare i suoi quadri).

“Il patrimonio raccolto”
Che cosa se ne può fare un artista? Quale legame ha con un complesso insieme eterogeneo, che può apparire compatto, impenetrabile ad un primo sguardo? Gli artisti riescono a scandagliarlo così profondamente fino a farsi inglobare da esso e divenire parte del patrimonio loro stessi, come accade per la mosca bianca di Sonia o dai negativi riattivati da Danilo.

“rappresenta una memoria importante”.
Memoria di case lasciate, muri distrutti, conversazioni fatte, animali visti (gli uccellini di Gianluca Quaglia che hanno acquistato la terza dimensione partendo come ritagli su carta) o immaginati (rinoceronti, colibrì, coccodrilli tutti riuniti sulle grandi tele o sui piccoli disegni di Giuseppe Mirigliano). Memoria di un’azione provocata da Daniela Spagna Musso e avvenuta in compagnia di altri, intenti ad osservare e disegnare una misteriosa sfera riempita da un
bianco panneggio.

“per comprendere l’evoluzione della ricerca artistica”
È difficile tenere il passo dell’evoluzione delle forme.Veloce e rizomatica, non segue una linearità come il pensiero che ha generato le opere che occupano lo spazio dell’archivio. La residenza Viafarini ha permesso agli artisti di prendersi il tempo e lo spazio per far evolvere la propria pratica in sintonia con DOCVA.

“Performare l’archivio”
Come ha fatto Giuseppe De Siati che ha scelto di estrarre un faldone bianco che contiene il portfolio di Luca Pancrazzi, alcuni dei suoi negativi e un acetato dai colori dell’arcobaleno. Per farci vedere l’invisibile. Il titolo:“Prova a colori. Invito a contemplare la luce”.

“al fine di riattivare una riflessione”
Che porti la mente ad attorcigliarsi o a scorrere come i flussi blu composti dai segni di Leila Mirzakhani. Un grande foglio e due tele sagomate cariche di un blu leggero o profondo che aiuta a estraniarsi e perdersi nel suo fluire. “rivivere, attualizzarsi, arricchirsi e ampliarsi”. 4 verbi. Ne aggiungerei sei per farne un decalogo: incarnarsi, spostarsi, aprirsi, mostrarsi, includere e qualunque altra cosa un artista, come gli undici che lo hanno abitato negli ultimi mesi, abbia in mente di fare.

Le citazioni provengono dalla pagina relativa all’archivio storico di Care/of, che, dal 2008, è stato unito ai fondi archivistici di Viafarini in DOCVA. Il centro di documentazione concepisce l’archivio come un “incubatore creativo” che “si occupa di produrre e promuovere progetti di formazione, ricerca e sperimentazione”. Oltre ad ospitare l’Archivio, lo spazio all’interno del Lotto 15 di Fabbrica del Vapore è sede di residenze per artisti visivi e co-working per professionisti del settore. In occasione di Walk-In Studio, Viafarini accoglie le opere di undici artisti in residenza.

INFO:
http://www.viafarini.org/italiano/ViafariniDOCVA.html)
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